COSA È RIMASTO DEGLI ANNI ’80 (E DI QUELLE NOTTI MAGICHE)

FOTO DI COPERTINA DA SKY ITALIA

“… c’è tristezza sul golfo, che resta peraltro splendido, di Napoli. Signori, grazie per la cortese attenzione, a voi tutti buonanotte”.

Con queste parole, Bruno Pizzul, la voce della generazione “X” (ribattezzata “Generazione 1000 euro” da Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa), calò il sipario sulle nostre notti magiche e sui nostri anni ‘80.

Sì, perché i decenni non iniziano e non finiscono seguendo le logiche temporali imposte dai calendari, ma nascono con un evento, un fatto o una rivoluzione capaci di cancellare con un colpo di spugna tutto ciò che avevamo vissuto fino a quel momento e muoiono quando altri avvenimenti, altri mutamenti e altre evoluzioni spalancano le porte a una nuova era, pronta a prendere il posto della precedente.

Per fare un esempio, nella prima decade del nuovo millennio non entrammo alla mezzanotte del 1 gennaio 2000, ma nel 1998, quando Internet si diffuse capillarmente su scala globale, e ne uscimmo nell’autunno del 2008, quando la crisi dei subprime, scoppiata qualche anno prima negli Stati Uniti, iniziò a contagiare l’economia mondiale generando inflazione, disoccupazione e un clima di incertezza che cambiarono per sempre i destini di milioni di persone.

La logica secondo cui la storia dovrebbe essere analizzata in periodi piuttosto che suddivisa rigidamente in decadi vale per ogni altro decennio, anni ‘80 compresi. Nel decennio del disimpegno e degli yuppies, il resto del mondo ci entrò quando Ronald Reagan si insediò alla Casa Bianca e ne uscì con la fine della

Guerra Fredda. Il nostro paese, invece, vi entrò il 28 gennaio 1982, quando, con la liberazione del generale statunitense James Lee Dozier e l’arresto dei suoi sequestratori, i poliziotti del NOCS inflissero un duro colpo alle Brigate Rosse e (di riflesso) agli interi anni di piombo, e ne uscì, appunto, al crepuscolo delle Notti Magiche, quando l’ottimismo e il benessere checredevamo immarcescibili iniziarono a scricchiolare sotto il peso di un debito pubblico passato dal 60% del 1980 al 100% del 1989.

A Raf, che si chiedeva e ci chiedeva Cosa resterà degli anni ’80, ha risposto la storia (e fa specie constatare che qualcuno non abbia imparato nulla da Mikhail Gorbaciov), ma cosa è rimasto, invece, del nostro mondiale?

Come ricordiamo i gol di Schillaci e le serpentine di Baggio, così non abbiamo dimenticato i 24 operai che hanno perso la vita sulle impalcature degli stadi. Allo stesso modo, con le reminiscenze dei balletti di Roger Milla o delle stravaganze di Paul Gascoigne riaffiorano i dati del conto economico, la cui ultima rata fu inserita nel bilancio di previsione 2015. Una sequenza inenarrabile di sprechi che vanno dall’Air Terminal Ostiense, abbandonato pervent’anni prima di essere recuperato da Oscar Farinetti e trasformato nella sede romana di Eataly, allo stadio Delle Alpi, costato 200 miliardi di lire (il 214% in più dei fondi stimati) e quasi completamente demolito nel 2009 per far posto al comodo e moderno Juventus Stadium.

E così, a trentacinque anni dalla semifinale con l’Argentina, ciò che ci resta è l’amarezza per un Mondiale che avrebbe dovuto incarnare il nostro edonismo ma che ricordiamo solo per le delusioni: quella di noi tifosi, che abbiamo visto le nostre notti magiche morire tra i guantoni di Sergio Goycochea, quella di Craxi, che volle l’evento sovrastimando i benefici e sottovalutando i rischi, e quella di Luca Cordero di Montezemolo, che dal sogno di trasformare il Mondiale in una vetrina dell’Italia tecnologica e industriale proiettata verso il Duemila si ritrovò a dover rispondere a chi lo accusò di aver sperperato 7.230 miliardi di lire (l’83,0% dei quali erano soldi pubblici).

A questo punto sorge spontaneo chiedersi: “Ciao”, il burattino stilizzato scelto come mascotte del mondiale, è stata davvero la “cosa” più brutta delle nostre notti magiche?

BIO: Davide Pollastri nasce a Monza il 26 marzo 1977.

Fin da giovanissimo manifesta un forte interesse per la lettura e talento per la scrittura.

Tra il 2000 e il 2004 alcuni suoi scritti vengono pubblicati da alcuni importanti quotidiani nazionali.

Nello stesso periodo inizia a fare musica e a farsi chiamare Seven, riuscendo a farsi apprezzare all’interno della scena Hip Hop Underground grazie allo stile scanzonato e all’originalità dei testi.

Nel 2014 scrive e stampa il suo primo romanzo dal titolo “L’Albero della Vanagloria”.

Nel 2016 con il racconto “L’Amore Assente” è tra i vincitori del concorso letterario Stampa Libri realizzato in collaborazione con Historica Edizioni.

Nel 2019 è tra i semifinalisti del “Cantatalento”-Festival di Arese. Sempre nel 2019 realizza alcuni video sulla storia della Juventus e apre su Facebook il Blog “Seven Racconta”; i racconti del Blog, dedicati a tutti quei calciatori capaci di farlo innamorare del “gioco più bello del mondo”, fanno breccia nel cuore di molti appassionati e riscuotono interesse. Alcuni degli ex calciatori protagonisti dei suoi racconti ringraziano pubblicamente Pollastri per le storie scritte su di loro.

Dal 2020 è ospite di importanti trasmissioni web-televisive tra cui ‘Signora Mia’, ‘Che Calcio Che Fa’ e ‘LeoTALK’, condotto dalla nota giornalista Valeria Ciardiello.

Nel 2021 è l’ideatore del programma web ‘Derby d’Italia-Una trasmissione pensata da chi ama il calcio per voi che amate il calcio’.

Sempre nel 2021 esce il suo secondo libro dal titolo “C’era una volta la Danimarca Campione d’Europa”.

Il 20 ottobre del 2021 appare in una puntata di ‘Guess My Age-indovina l’età’, il quiz show trasmesso da TV8 e condotto da Max Giusti.

Nel 2022 esce il suo terzo libro dal titolo “Maccheroni alla Trapattoni”. Dal 2023 collabora con ‘Monza Cuore Biancorosso’ e ‘Fatti Nostri’, un giornale indipendente online dedicato a tutti gli italiani che vivono nelle diverse parti del mondo.

Dal 2024, dopo aver frequentato la scuola di alta formazione per il calcio ‘Elite Football Center’, scrive anche per Sporteconomy.it, market leader nell’informazione applicata all’economia dello sport.

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