Contro una squadra avanti di 13 punti giochiamo alla pari se non meglio, andiamo in vantaggio (Camporese) e dopo una girandola di cambi ci facciamo recuperare. Ora sei partite per mantenere la categoria
Se fossimo a inizio stagione, ci sarebbe di che essere fiduciosi. Una squadra piena di qualità individuale, con il suo giovane bomber che si fa le ossa, rafforzata da qualche veterano della categoria. Una squadra che si muove ordinatamente sul campo, fraseggia bene, ha una rosa con tante alternative, magari è un po’ debole dal punto di vista del killer instinct, ma quello arriverà col tempo.
Purtroppo, invece, siamo alla trentaduesima partita, il Milan Futuro è provvisoriamente penultimo (l’ultima deve ancora giocare) e anche oggi abbiamo portato a casa un punto quasi inutile contro il Pontedera, 36 punti contro i nostri 23. E la cosa che fa più rabbia è che i rossoneri hanno giocato complessivamente meglio, o comunque non peggio, di quanto la differenza in classifica faccia pensare: a ulteriore, ennesima conferma, che nel gioco espresso non siamo inferiori a nessuno. Nella lucidità in area piccola (e forse in entrambe le aree piccole) invece sì.
Veniamo alla cronaca. I ragazzi di Oddo (assente per squalifica) si dispongono con l’ormai consueto 1-3-5-2: Raveyre in porta, Camporese al centro della difesa con Coubis a destra e Bartesaghi a sinistra, un centrocampo con Malaspina play-maker, gli interni Branca e Alesi e gli esterni Quirini e Bozzolan, le due punte Sia e Camarda, sul quale – finalmente – sembra essere stata presa l’unica decisione possibile: farlo giocare con continuità in un campionato sfidante.
Il primo tempo si gioca in modo arioso e non molto intenso, ma – pur su un terreno messo a dura prova dalla pioggia – il fraseggio è sempre ordinato e pulito. Manca, come accennato, l’ultimo passaggio, che è anche quello più difficile, il che vanifica qualche bella ripartenza corale che potrebbe avere migliore sorte. La difesa tiene bene, comandata dal solito Camporese, un veterano che sembra avere messo ordine nel reparto e soprattutto nell’indole esuberante di Andrei Coubis. A centrocampo Alesi e Branca si alternano nell’alzarsi a sostegno delle punte, mentre il solito Malaspina recupera palloni e fa ripartire l’azione: sugli esterni Quirini è più incisivo di Bozzolan, in attacco Camarda mostra un repertorio di giocate che – se il processo di crescita sarà quello che tutti auspichiamo – lo trasformerà in un attaccante davvero completo, come se ne vedono pochi: velocità palla al piede, dribbling, uno-due; che possieda il senso del gol lo abbiamo visto anche in occasioni più prestigiose. Casomai, la sua tendenza a venire a cercare palla fuori area e a decentrarsi apre un vuoto in mezzo all’area avversaria, dal momento che né Sia, né le mezze ali sono portate all’inserimento. Accade così che l’occasione più pericolosa di questo primo tempo sia un tiro da fuori del sempre ordinato Branca al 45’, che il portiere avversario Tantalocchi blocca a terra senza patemi.
Al 53’ Quirini, che ha un rapporto di grande passione (reciproca, purtroppo) con i legni della porta, colpisce il palo. Al 62’ primi cambi per il Milan: escono Sia e Bozzolan, entrano Ianesi e Omoregbe: la sensazione è che la panchina milanista senta di poter passare in vantaggio e voglia disegnare un attacco più aggressivo, con Camarda al centro e due esterni di ruolo (proprio Ianesi e Omoregbe). Al 72’, infatti, c’è una bella transizione veloce del Milan, che mette Ianesi nelle condizioni di correre palla al piede verso la porta avversaria e di farsi contrastare fallosamente al limite dell’area: alla battuta va Bartesaghi che tira una gran botta, non trattenuta da Tantalocchi; sulla respinta si avventano Camarda e Camporese ma è quest’ultimo a ribattere in porta: 1-0 per il Milan.
Il Pontedera non ci sta e naturalmente si riversa in attacco, guidato ora dal pericoloso Corona, entrato al posto del vivace Italeng: un gigante di 1,95 nato nel 2004, cui la serie C potrebbe presto andare stretta.
All’81 la panchina rossonera sostituisce Camarda, visibilmente stanco, con il pari ruolo Magrassi e Branca con Minotti. In questo momento, quindi, in campo ci sono i tre difensori centrali (Minotti si aggiunge a Coubis e Camporese), Bartesaghi che va a fare l’esterno sinistro di centrocampo con Quirini dal lato opposto, Malaspina e Sandri (entrato al posto di Alesi al 75’) in mezzo, con i tre attaccanti davanti: Magrassi fra Ianesi e Omoregbe. È una formazione logica, con i giocatori schierati nei loro ruoli naturali, ma che forse richiede qualche minuto per ritrovarsi nelle nuove posizioni. Qualche minuto che però non è disponibile, perché all’83’ è proprio Corona, su calcio d’angolo, a svettare e a bucare Raveyre, che forse avrebbe potuto opporsi meglio (ma che aveva compiuto un paio di miracoli nei minuti precedenti). Il Milan Futuro continua a provarci e produce un tiro deviato in angolo di Ianesi e un piatto destro di Coubis, preciso ma con poca forza, che atterra fra le mani del portiere avversario. La partita finisce così, con un 1-1 che porta in dote il classico punto che non serve a nessuno.
Non si può parlare di occasione sprecata: i rossoneri hanno giocato alla pari con una squadra che ha una classifica molto migliore, hanno pareggiato e forse avrebbero potuto vincere (la sensazione è che a un certo punto i cambi abbiano un po’ frastornato la squadra, agevolando il pareggio). L’occasione sanguinosamente sprecata, casomai, è quella contro il Legnago, dove in vantaggio di un gol e di un uomo siamo riusciti a farci rimontare e battere. Più in generale, nelle ultime cinque partite abbiamo prodotto due punti, in virtù di due pareggi (Perugia e Pontedera) e tre sconfitte, quasi tutte in qualche modo evitabili. È fin troppo evidente che fintanto che sul tabellino mancherà la vittoria – e non una sola, possibilmente – sarà molto difficile uscire dalle sabbie mobili degli ultimissimi posti. A questo, e solo a questo, devono pensare Oddo e il suo staff. Certo, coprirsi è stato il primo pensiero della nuova guida tecnica, e la difesa a tre (che deve molto alla leadership di Camporese) era già stata inaugurata da Bonera: ora bisogna pensare a quello che succede là davanti. Benissimo il recupero di Francesco Camarda (lo abbiamo scritto quasi a ogni partita), resta da capire se il suo partner ideale sia (scusate il gioco di parole) Diego Sia (giocatore di grande tecnica, ma non una seconda punta), se Camarda e Magrassi possano a volte giocare insieme, se addirittura Camarda – per dirne un’altra – possa giocare in un tridente con Fall e Omoregbe, che porterebbe in dote corsa, muscoli e centimetri.
Intanto qualche elemento positivo si registra: è molto diminuito il “saliscendi” dei calciatori fra categorie diverse; in particolare, Camarda e Bartesaghi sembrano finalmente arruolati in pianta stabile nella rosa del Milan Futuro. A proposito di Bartesaghi, intorno all’80’ gli abbiamo visto fare una lunga progressione palla al piede davvero impressionante: non rapidissimo nel breve a causa del fisico imponente, una volta partito ha preso velocità e nessun avversario è riuscito a recuperarlo. Una dote che forse va sfruttata meglio, creando delle situazioni in cui l’esterno mancino possa mettere il turbo.
Ora mancano sei giornate: occorre dare il tutto per tutto per mantenere la categoria, perché questo esperimento di costruzione dei nostri giocatori futuri merita di essere sviluppato ulteriormente e di divenire uno dei pilastri di un club innovativo, ambizioso, organizzato e capace di crearsi in casa i suoi campioni, che il Milan è stato e deve tornare a essere.

BIO: Luca Villani è nato a Milano il 31 gennaio 1965. Giornalista professionista, oggi si occupa di comunicazione aziendale e insegna all’Università del Piemonte Orientale. Tifoso milanista da sempre, ha sviluppato negli anni una inspiegabile passione per il calcio giovanile e in particolare per la Primavera rossonera. Una volta Kakà lo ha citato in un suo post su Instagram e da quel momento non è più lo stesso.